Il 21 gennaio 2011, è morta la mia “bimba”.
E’ morta in braccio alla mia mamma, mentre stavo chiamando la veterinaria, per dirle che aveva pianto tutta la notte.
Era la seconda notte insonne. Pesava poco più di 1 kg, respirava a fatica e i suoi grandi occhioni blu ti guardavano invocando aiuto.
Un ultimo respiro accompagnato da uno scossone, e un attimo dopo il suo corpicino era inerme.
Non aver mai sofferto così tanto per la morte di nessuno.
Perché Pulce era più di un cagnolino, era la mia “cucciola”, era la bimba che non ho mai avuto.
Sempre con me, ovunque. Non voleva mai stare a casa, faceva la matta, abbaiava e si infilava nella mia borsa. E poi sbuffava, quasi a voler dire: “ce l’ho fatta”.
Avrei voluto dedicarle una bella lettera, ma il solo ricordo è una sofferenza.
La voglio ricordare con tre frasi scherzose che le dicevo sempre:
“Ma allora tu non sei una Pulce, sei una Pidocchia!! Mi avevano detto che eri una Pulce e non è vero!”
“Dai Pipi, corri che devi fare pipì sei vuoi venire…” e lei correva in giardino , e dopo 5 minuti ritornava dalla macchina pronta a partire, tutta felice”
“Tu sei il dono del cielo! Sei un dono del cielo” e la stringevo forte a me.
Ora lei mi guarda dal cielo.

