L’amore mi perseguita

“Tutti dovremmo avere la nostra colonna sonora di sottofondo come nei film,

dovremmo essere costantemente accompagnati da una musica diversa

a seconda della situazione” .

Mi colpì , il ranocchio in copertina. Tutto verde, con occhi e zampette rosse, in posizione zen.

Lo trovai simpaticissimo e tenero.

Così il libro. Così la storia di questa donna che fugge a NY in cerca di un lavoro su cui concentrarsi per dimenticare le sue pene d’amore,  e scopre di essere incinta.

Incinta senza possibilità di abortire, e senza sapere chi sia il padre.

Ma la vita ha sempre una via di fuga!

“A volte nella vita le cose arrivano in altri momenti rispetto a quando ne abbiamo bisogno.  E come se i desideri passassero attraverso molta burocrazia, prima di venire esauditi, ma prima o poi si realizzano”.

A tutto coloro che sono tristi … ne consiglio la lettura.

 

 

 

 

 

Il destino

E’ curioso il modo che il destino ha di venire sotto forma di tempo.

Anzi lo sarebbe, se non fosse che ce l’ha per vizio.

Se uno, al momento del fatto che gli cambia la vita,

buttasse l’occhio all’orologio,

vedrebbe le lancette che ripartono da uno zero fatto apposta per lui.

Una risposta, una notizia, un incontro, un certo particolare squillo del telefono arrivano con l’anteprima.

Si fanno vedere e scappano in avanti, mostrando la sequenza fin dove l’occhio la segue.

Tutto il futuro non lo conosciamo.

Quello più in la soprattutto.

Ma il primo sì.

Lo vediamo benissimo.

da : “La donna di scorta ” di Diego De Silva

Anche le migliori virtù…

“Spesso la gente non ha emozioni chiare, altro che idee”. (Diego

de Silva – Non avevo capito niente -)

E’ la frase che dedico a me.

A Mara, malata, che fatica  fatica fatica a fare le cose più banali;

a  Mara che vorrebbe aiutare sua madre, ma non riesce a farsi capire, e sa che presto arriverà la separazione;

a Mara che vorrebbe salvare Gigì, ma lui non vuole aiuto;

a Mara che guarda suo padre e vede la morte avanzare, ma non riesce a parlargli ugualmente;

a Mara che vorrebbe aiutare ma deve essere aiutata;

a Mara che deve capire che per aiutare gli altri, occorre avere la forza fisica e mentale per farlo.

a Mara, che deve capire che non salverà nessuno se non salva se stessa;

….

“Ti ricordi che cosa mi avevi detto tanto tempo fa?” mi domanda Vale oggi.

“Anche le migliori virtù se esasperate diventano i peggiori difetti”.

“Smettila di salvare gli altri. Non li salverai tutti. Salva te stessa”.

NON AVEVO CAPITO NIENTE.

 

Tu sei un dono del cielo

Il 21 gennaio 2011, è morta la mia “bimba”.

E’ morta in braccio alla mia mamma, mentre stavo chiamando la veterinaria, per dirle che aveva pianto tutta la notte.

Era la seconda notte insonne. Pesava poco più di 1 kg, respirava a fatica e i suoi grandi occhioni blu ti guardavano invocando aiuto.

Un ultimo respiro accompagnato da uno scossone,  e un attimo dopo il suo corpicino era inerme.

Non aver mai sofferto così tanto per la morte di nessuno.

Perché Pulce era più di un cagnolino, era la mia “cucciola”, era la bimba che non ho mai avuto.

Sempre con me, ovunque.  Non voleva mai stare a casa, faceva la matta, abbaiava e si infilava nella mia borsa. E poi sbuffava, quasi a voler dire: “ce l’ho fatta”.

Avrei voluto dedicarle una bella lettera, ma il solo ricordo è una sofferenza.

La voglio ricordare con tre frasi scherzose che le dicevo sempre:

“Ma allora tu non sei una Pulce, sei una Pidocchia!! Mi avevano detto che eri una Pulce e non è vero!”

“Dai Pipi, corri che devi fare pipì sei vuoi venire…” e lei correva in giardino , e dopo 5 minuti ritornava dalla macchina pronta a partire, tutta felice”

“Tu sei il dono del cielo! Sei un dono del cielo” e la stringevo forte a me.

Ora  lei mi guarda dal cielo.

Tomorrow is the first day of the rest of my life

Tomorrow is the first day of the rest of my life.

Apro il quaderno. Ci sono dei fogli Verdi dentro.

Li prendo e inizio ad uno ad uno a leggerli.

La sequenza è questa:

1.      Quello che ho è quello che voglio? Quello che sono è quello che voglio?

2.      È quello che voglio io per me, o è quello che gli altri si aspettano da me?

3.      È quello che veramente voglio per me o è quello che qualcun altro vuole per me?

4.      È per il mio bene    Non è per il mio bene

5.      È quello che voglio per me ….. Non è quello che voglio per me

6.      Che cosa devo dimostrare a chi?

7.      È mia responsabilità ….Non è mia responsabilità

8.      Quando mi prendo le responsabilità degli altri:

a.      È per fare in modo che mi siano riconoscenti?

b.      È per fare in modo che abbiano bisogno di me?

c.       È per sentirmi più buona

d.      È per compiacerli?

9.      Mettere dei paletti, cioè punti fermi da cui non si torna indietro ma si guarda solo avanti. Altrimenti si fa un po’ avanti e un po’ indietro come i gamberi e ci si insabbia. E si perde un casino di tempo.

10.  Mollare la presa. Quando è utile continuare e smettere di perdere tempo.

11.  Ne vale la pena. Non ne vale la pena

12.  Che cosa mi manca?

13.  Contenta io , contenti tutti.

 

Non ricordo esattamente che cosa dissi a Raffi, dopo aver letto il suo quadernino.

Ricordo che fui felicissima di quel regalo di Natale così insolito, così strano e magico. Un regalo che mi riempì il cuore di gioia, e mi fece sorridere.  Sintetizzava quanto da settimana mi ripeteva:”Ascolta….(pausa con aria semi-seria) così non va bene!”

Raffi è così. Siamo così identiche in tante cose.  Ci si capisce al volo .

Io sono la sua copia e lei è la mia. Ci separa un figlio, come dice Lei.

E, credetemi è una cosa rara di questi tempi.

 

Ma la cosa più bella, è che quando si pensa al futuro, l’altra ne fa parte, inglobata in una famiglia allargata.

Quella sera abbiamo riso tantissimo. E’stato in assoluto il regalo di Natale più bello che abbia mai ricevuto.

Questi sono i compiti per il nuovo anno. Così non va davvero bene. Perché se vuoi che il mondo cambi, devi cambiare tu.

Insomma devo rispondere a queste domande che tanto banali non sono.

Un’altra malattia

Tutto si migliora con la pratica.

La prima volta è sempre la prima volta, la seconda è un déjà vu.

Mi chiedo se questo valga anche per le esperienze difficili della vita, come la morte  o una malattia grave.

Forse sì.

Forse non sono stata abbastanza brava la prima volta, e la vita mi ripropone una seconda volta per darmi la possibilità di migliorarmi.

Ne avrei fatto a meno!

La malattia di mio padre è stata una delle esperienze più provanti per me.

Il contesto difficile in cui è nata; la rapidtà della sua evoluzione; la mia stanchezza fisica e mentale; il nostro rapporto difficile; il suo non reagire, mi hanno esasperato.

Probabilmente non è stato lui.  Gestire operativamente e mentalmente una malattia quando non hai 1 ora al giorno da dedicare a te stessa, diventa insopportabile, e alla fine si diventa intollerante verso tutto.

Non ce la si fa più. Tutto qui.

Così giovedì quando mamma mi ha chiamato per dirmi che la tac aveva evidenziato una macchia di 3 cm al fegato, e che secondo i medici poteva essere una metastasi del precedente tumore, il mio primo pensiero è stato per noi tre: mia mamma che da 12 anni non ha pace,  mio fratello ed io.

Non mi spavetano le malattie, le vivo come uno dei tanti problemi che si devono affrontare, mi terrorizza rivivere il periodo da cui a fatica siamo usciti.

La malattia è un’incognita. Lo è ancora di più la reazione della persona.

Mi padre è una persona che ha paura, che tende a deprimersi, e questo non ci aiuta. So già, che mia madre rinuncerà a tutto, sacrificandosi ancora una volta.

Non lo trovo giusto.

Che buffa la vita!

Silenzio

Osservo i miei pensieri, osservo le mie emozioni, osservo la routine quotidiana.

I saggi … dicono che tutto il dolore della vita umana è causato dalle parole, così come tutta la gioia.

Creiamo parole per definire la nostra esperienza, e quelle parole portano emozioni ausiliarie, che ci tirano a destra e a sinistra, come cani al guinzaglio.

Rimaniamo sedotti dai nostri stessi mantra: Sono infelice…Sono stanca… Sono stufa…..

Siamo sottomessi alle parole.

Smettere di parlare per un periodo significa di cercare di togliere il potere alle parole, smettere di lasciarci soffocare da loro, liberarci dai nostri stessi mantra.

Entrare nel vero silenzio è difficile.

Anche dopo aver smesso di parlare, il linguaggio vibra dentro di te.

La testa risuona in un’eco di parole.

Ci vuole un po’ di tempo prima che il turbine dei rumori della testa si plachino.

(tratto in parte da :Mangia Prega Ama)

Nati per essere felici, non per soffrire

20.45: Chiudo il mio pc.

E’ finita anche questa giornataccia. Ho fatto più tardi del solito.

Scendendo le scale il mio capo mi dice :”Dimmi qualcosa di bello. Sono fuso.”

Non riesco a non dirgli che è un giorno brutto, un giorno di fine.  Che sto male.

Appena salita in macchina, il mio primo pensiero è stato chiamare Raffi.

HO bisogno di positività, di ottimismo, di sentire la sua risata chiara, forte vibrante.

“Raffi, hai 5 minuti. Ho bisogno di sfogarmi”

“Che ti hanno fatto?”

“Non è il lavoro. E’ qualcosa di più grave. ….”.

E Raffi, come solo lei può fare, mi dice: “Bene, ho il libro per te. Te lo compro. Il titolo è “<Nati per essere felici, e non per soffrire.”  Ha aiutato me, nel mio divorzio, ti può essere utile.

Ho bisogno di tutta la positività di questa terra, che non voglio star male come l’ultima volta.

Altrimenti non avrei imparato nulla! Devo imparare a mollare la presa.

E mi racconta il contenuto del libro, con passione.

Quanto adoro quella ragazza. E’ bella. E’ solare. E’ forte e dolce allo stesso tempo.

E così dalle tecniche di sopravvivenza ad un divorzio, passiamo  a parlare di progetti.

E ritorno a sorridere.

Vivi i momenti bui, come opportunità! Questa mattina, in macchina da sola mi ripetevo questo.

Sento che qualcosa sta cambiando, sento che arriveranno novità belle.

Sto lavorando sulla tecnica del sorriso e funziona. Voglio vivere una vita felice. E sento che non è così impossibile.

“Arrendersi e prendersela con Dio, con la vita o con gli altri non richiede alcuno sforzo. Rimettersi in piedi assumendosi la responsabilità della propria vita e della della propria felicità spesso ne richiede di grossi, ma questa è la differenza fra vivere e sopravvivere”

 

 

Confirmed Reservation Number: V95UTS

C’era un volo nella mia agenda per il 13 ottobre 2010.

Un volo che non ho preso. Perchè non potevo farlo. Perchè era troppo presto. Avrei rovinato tutto.

Quando si decide di intraprendere un cammino, lo si deve portare fino in fondo, anche a costo di rischiare tutto.

Ho deciso che avrei fatto chiarezza, avrei cercato di capire il mio malessere e superato.

Il mio pensiero va spesso a quel V95UTS.., e sto male. Ma è normale, come direbbe Richard del Texas.

“Pensi che rinunciare a qualcosa faccia star bene? Faccia gioire. Benvenuta nel mondo!”

I maestri Zen dicono che non puoi vedere la tua immagine riflessa nell’acqua che scorre ma solo nell’acqua ferma.

Devo fermarmi un po’. Devo rivedere la mia immagine.

 

 

Un taglio

Ho passato sere a riguardare vecchie foto,

ogni mattina mi soffermo davanti allo specchio.

E quello che più mi avvilisce, nella figura di oggi, è la mancanza di vitalità.

Non sono le rughe che mi spaventano, è il mio sguardo spento, triste, perso.

Così non era nelle foto passate, così è oggi.

Mi sento stanca. Lo sono! Sono Provata !

La mia mente frulla pensieri incessantemente.

Trovo un po’ di pace solo al lavoro, perchè il ritmo è talmente incalzante, senza respiro che non ho un attimo di tempo per me.

Ma da alcuni giorni, quel fantasma bianco, con le occhiaie profonde, quello sguardo triste…. ha iniziato  a disgustarmi.

Basta. Non posso essere io quella. Non posso ridurmi a un cencio.

Devo riprendere la mia vita: mentalmente e fisicamente.

Il mio cammino”mentale” di analisi è iniziato;

fisicamente ho iniziato con un taglio netto di capelli.

Ivana ha riaperto il negozio dopo una pausa di n anni ( 3 figli belli e biondi) e sono tornata da lei, abbandonando la mia parrucchiera newyorkese.

Il negozio è carinissimo: ha voluto riproporre o stile delle case provenzali.

Forse è per questo che mi sono trovata bene?